Letture


Conversazione con mio padre

Mio padre ha ottantasei anni e non si muove dal letto. Il suo cuore, quel maledetto motore, è vecchio quanto lui e si rifiuta di continuare a fare certe cose. Gli inonda ancora il cervello di luce. Ma non permette alle gambe di portare il peso del corpo in giro per la casa. Nonostante le mie metafore, questa inabilità muscolare non è dovuta al suo vecchio cuore, dice lui, ma a carenza di potassio. Seduto su un cuscino, appoggiato ad altri tre, mi dà un consiglio dell'ultima ora e fa una richiesta.
«Vorrei che tu scrivessi una storia semplice - dice -, di quelle che scrivevano Maupassant e Čhecov, di quelle che scrivevi anche tu, una volta. Personaggi riconoscibili, e poi metti giù quello che gli succede».
Io dico: «Sì, perché no? È possibile». Voglio farlo contento, anche se non ricordo di avere mai scritto in quel modo. Mi piacerebbe provare a raccontare una storia così, voglio dire una storia di quelle che cominciano con: «C'era una donna...» seguito dalla trama, la linea assoluta tra due punti, roba che ho sempre disprezzato. Non per ragioni letterarie, ma perché non lascia speranza. Qualunque personaggio, vero o inventato, si merita un destino aperto nella vita. [continua...]